Dipendenti più felici se l’imprenditore è generoso: classifica “top” e “flop”

Dipendenti più felici se l’imprenditore è generoso: la classifica dei “top” e dei “flop”

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Dipendenti più felici se l'imprenditore è generoso

Dipendenti più felici se l'imprenditore è generoso

Secondo un recente sondaggio condotto da una nota Società di consulting americana emerge una realtà a prima vista “scontata”, ma che in realtà offre numerosi spunti di riflessione: si riscontrano dipendenti più felici se l’imprenditore è generoso. E non bisogna cadere nell’equivoco che la generosità equivalga esclusivamente a stipendi più alti: la soddisfazione nel lavoro si misura da molti fattori, primo fra tutti l’attenzione alle esigenze ed ai dettagli, sia professionali che personali.

Ed è proprio valutando l’affezione dei dipendenti alla propria azienda, il benessere emotivo, la gratificazione quotidiana, i cosiddetti flexible benefits nonché, naturalmente, un livello salariale adeguato alle aspettative, che è possibile stilare la classifica degli imprenditori che “trattano meglio” i propri dipendenti.

Dipendenti più felici se l’imprenditore è generoso: i casi “top”

Quando il top management è attento alle necessità dei collaboratori ne beneficia l’intera azienda. La soddisfazione nello svolgimento del proprio lavoro deriva non certo solo dal fattore economico: l’impegno, la gratificazione, la soddisfazione nello svolgimento del proprio lavoro dipendono infatti da una serie di elementi:

  • Stipendio adeguato ed elevato;
  • Conciliazione ottimale tra vita professionale e vita familiare;
  • Formazione continua;
  • Benefits e premi;
  • Giusto spazio al tempo libero.

In base a questi plus è possibile indicare gli imprenditori “top” al timone delle aziende dei sogni, quelle cioè che annoverano il maggior numero di dipendenti felici e che non cambierebbero lavoro per nessuna ragione. Vediamole insieme.

Aziende Top: #Google

Se l’azienda hi-tech più famosa del mondo, guidata oggi da Sundar Pichai, si posiziona da anni al top delle classifiche una ragione ci sarà. Anzi, in realtà ce ne sono molte.

Non solo alti stipendi e benefit (una media di circa 140.000 euro annui), ma anche una serie di attenzioni particolari alle esigenze di svago e vita extra-lavorativa dei dipendenti, quali:

  • Vacanze pagate sulla neve in Vermont e pic-nic aziendali estivi;
  • Accesso gratuito a palestre, campi da pallavolo e parchi per sport all’aperto allestiti presso il Campus di Google;
  • Tre pasti al giorno pagati dall’azienda;
  • Benefit di vario genere: massaggi, corsi di musica, possibilità di portare il proprio cane in ufficio.

Con tutte queste accortezze, non c’è da meravigliarsi se si registra il massimo grado di soddisfazione tra i dipendenti!

Aziende Top: #Facebook

Mark Zuckerberg accoglie i propri dipendenti offrendo il famoso libretto rosso, una raccolta di citazioni, idee ed immagini dal dichiarato intento motivazionale, che vogliono ispirare i lavoratori a pensare e agire in grande.

L’aspetto su cui vale la pena soffermarsi, naturalmente, non è il libretto in sé – che ha un valore assolutamente simbolico – ma l’intenzione di far sentire il singolo lavoratore come parte di un progetto più ampio, in cui ogni persona rappresenta un tassello fondamentale del tutto.

Aziende Top: #Starbucks

Investire nell’istruzione è una scelta da sempre vincente, sia perché gratifica la persona offrendole la possibilità di ampliare il proprio bagaglio culturale, sia perché tali skills possono essere reintrodotte nella stessa azienda.

È quello che ha ben compreso l’imprenditore Howard Schultz, CEO della nota catena di caffetterie Starbucks, che offre ai dipendenti un preciso programma di finanziamento agli studi: i lavoratori possono infatti frequentare gratuitamente i corsi presso l’Università dell’Arizona, liberi – una volta laureati – di scegliere strade diverse.

Aziende Top: #Ikea

L’attenzione alla sfera intima e familiare del lavoratore è uno dei cavalli di battaglia del colosso svedese dell’arredamento low cost, guidato dal compianto Feodor Ingvar Kamprad.

In Ikea, vi è il massimo rispetto della diversità: di genere, di razza, di età e persino di orientamento sessuale. Alcuni esempi?

  • La policy aziendale destinata alle coppie di fatto etero è stata estesa anche a quelle lgbt;
  • Il cosiddetto “buono matrimonio” – un incentivo riconosciuto alle coppie che si sposano – è stato trasformato in “buono convivenza”: si tratta di una somma di denaro da spendere in Ikea, riconosciuta a tutte le coppie di dipendenti che decidono di andare a vivere insieme.

Aziende Top: #Apple

Steve Jobs, genio indiscusso del nostro secolo, ha posto al centro della sua azienda le persone. Lavorare in Apple significa non solo far parte di una delle Società più famose e prestigiose in assoluto, ma avere a che fare con gente illuminata, brillante, il cui lavoro ha realmente un impatto sul mondo.

Naturalmente, l’azienda offre notevoli soddisfazioni economiche ai dipendenti, ma non solo: servizio navetta gratuito per raggiungere il posto di lavoro, servizi di ristorazione “tra i migliori al mondo”, corsi formativi e percorsi di carriera molto allettanti.

Infine, non da ultimo, in Apple pare venga riconosciuta molta libertà ed autonomia ad ogni dipendente, il che naturalmente stimola il senso di responsabilità e di etica professionale.

Dipendenti più felici se l’imprenditore è generoso: i casi “flop”

Non sempre però l’imprenditore sa riconoscere l’importanza del capitale umano all’interno della propria azienda, e quando accade questo le conseguenze sono a volte molto negative.

Non mancano, purtroppo, esempi di leader che hanno sfasciato aziende per non aver saputo scegliere i giusti collaboratori, fare scelte strategiche oculate oppure instaurare con i propri dipendenti quel rapporto di reciproca stima e affezione indispensabile per ottenere obiettivi duraturi e a lungo termine.

Aziende “flop”: #GuGo

GuGo era un social network nato con il fine di mettere in contatto brand e utenti, fornendo informazioni su prodotti ed eventi. Purtroppo il suo fondatore, Jason Sherman, ha scelto un socio incompetente e ha dovuto in pratica svolgere da solo tutte le mansioni, dalla programmazione al marketing.

Una errata distribuzione del lavoro all’interno dell’azienda può infatti significare un’enorme perdita di tempo, di soldi e di risorse.

Aziende “flop”: #RateMySpeech

Un esempio di imprenditore troppo “egocentrico” che, per tale motivo, ha mandato in fumo la sua stessa idea è Attila Szigeti, fondatore di Rate My Speech.

Si trattava di un sito dove gli utenti potevano registrare e condividere il proprio discorso o presentazione al pubblico, ricevendo opinioni e consigli per migliorare. In questo caso, al contrario del precedente, da più parti all’interno dell’azienda erano giunte critiche al progetto, con invito a migliorare il prodotto: l’errore infatti era quello di non pensare ai consumatori del servizio, ma solo a raggiungere una app perfetta per il suo fondatore.

In effetti, il progetto è stato un flop: se Szigeti avesse dato maggior credito a quanto gli segnalavano i collaboratori, le cose sarebbero andate diversamente?

Aziende “flop”: #Oracle

Infine un esempio particolarmente illustre e degno di nota, quello di Larry Ellison fondatore della società informatica Oracle.

Oggi l’azienda è tra i colossi dell’Hi-tech, ma all’inizio del suo percorso ha seriamente rischiato la bancarotta: il team di vendita aveva esagerato i ricavi.

Ci sono voluti molto lavoro e impegno per riscattare l’azienda: Ellison ha apportato enormi modifiche alla struttura manageriale, riconoscendo che il team esistente non era all’altezza del compito e ha tracciato un percorso attraverso le inevitabili cause legali che hanno seguito le richieste di entrate gonfiate.

Conclusioni

Ogni politica aziendale volta a premiare i dipendenti ha come obiettivo quello di far sentire il lavoratore in una vera e propria “famiglia”, per creare affetto ed empatia con gli altri lavoratori e con la dirigenza e per generare un naturale orgoglio nell’essere un impiegato proprio di quella impresa.

Non solo gratificazioni economiche: il segreto sta nel trattare i tuoi collaboratori facendo sentire loro che sono realmente al centro dell’attività come persone.

Hai bisogno di essere supportato in questo percorso di ripensamento del rapporto con i tuoi dipendenti?