Coronavirus e imprese: tra le vittime anche l’economia italiana

Coronavirus e imprese: tra le vittime anche l’economia italiana

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Oltre 8000 i casi di contagio in Italia per il nuovo virus che sta mettendo in ginocchio non solo il nostro Paese, ma l’intero scenario mondiale.

Abbiamo iniziato a fare i conti con la malattia Covid-19, i primi di gennaio 2020, quando in Cina si erano già verificati i primi contagi da dicembre 2019, e con questi i primi decessi. Nel giro di pochi giorni sono aumentate le persone contagiate e proporzionalmente ad esse, le vittime.

Cos’è il Coronavirus e perché ci fa preoccupare?

Il Coronavirus, appartenente appunto alla famiglia dei virus così definiti, provoca malattie da quelle meno gravi come il raffreddore, fino al presentarsi di polmonite e sindrome respiratoria acuta. Quello che fino a qualche settimana fa sembrava essere un problema solo per la Cina, si è diffuso nel resto del mondo, come previsto. Una delle sue caratteristiche infatti, oltre il fatto di non poter avere ancora un vaccino per contrastarlo, è che a differenza della classica influenza, la malattia Covid19 si diffonde con velocità. Lo abbiamo visto sulla nostra pelle negli ultimi giorni, visto l’alto numero di decessi avvenuti.

Il Coronavirus dunque, oltre ad arrecare gravi danni di salute, incide a livello psicologico ma soprattutto economico.

Come il Coronavirus incide sull’economia italiana

Arrivato anche in Italia, il Coronavirus ha fatto sentire in maniera forte la sua presenza. Non solo per i decessi e per le persone a rischio, che già presentano malattie pregresse e che devono stare più attente, ma anche per le conseguenze che si stanno presentando a livello economico.

Situazione turismo in Italia

Secondo le prime stime, nel trimestre che va da marzo a maggio, sono previsti 31,625 milioni di turisti in meno: ciò significa in termini economici una perdita di ben 7,4 miliardi di euro. Le previsioni risultano gravi e c’è chi pensa che questo sia dovuto in parte anche all’isteria collettiva, come afferma il presidente di Confturismo-Confcommercio, Luca Patanè. Il problema infatti nasce dal momento che il resto d’Europa e del mondo inizia a vedere l’Italia e i suoi abitanti come degli untori, alimentando così il fenomeno dello stigma sociale: una sorta di discriminazione immotivata che lega un cittadino o un’etnia intera ad un problema di salute, come in questo caso l’epidemia.

Aziende italiane

Le ultime vicende legate alla diffusione del Coronavirus hanno portato all’annullamento di diversi eventi, fiere e congressi. In alcuni casi c’è stata la possibilità di rinviarli a data da destinarsi, ma il peso derivato da questo cambio di rotta si fa sentire soprattutto sulle aziende italiane, soprattutto per quelle legate al settore del turismo. Per non parlare di tutte le attività  sospese o rallentate tuttora. Sono stati persino annullati i convegni medici, per dar modo ai professionisti di essere reperibili ovunque ci sia bisogno.

L’Agenzia delle entrate interviene prorogando alcune scadenze fiscali in tutto il territorio nazionale dopo l’emanazione del Dl n. 9/2020, pubblicato sulla G.U del 2 marzo.

Smart working

L’inevitabile rallentamento delle attività ha messo sotto i riflettori la questione smart working, ancora fin troppo sconosciuto in Italia. Se da una parte tante aziende, soprattutto le start-up, sono nate sotto il segno del lavoro “agile”, sono ancora tante quelle che devono fare i conti con la possibilità di lavorare da casa, nonostante abbia avuto un riconoscimento giuridico con la Legge 81 del 2017. L’emergenza ha però reso inevitabile questa occasione, persino per la pubblica amministrazione: il governo infatti è passato dall’esortazione all’obbligo, inserendo nel nuovo decreto 9/2020 persino delle sanzioni per i dirigenti che non adegueranno gli uffici. Questo vuol dire anche rivalutare tutte le procedure interne e dare una profonda ma forse significativa scossa all’apparato amministrativo italiano.

Le notizie sono in continuo aggiornamento, non resta che essere fiduciosi, rispettare le standard norme igieniche standard e credere nell’unione. Solo così il contagio sarà contenuto e si potrà ripartire a livello sociale ed economico.

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