Cuneo fiscale: le novità della legge di bilancio e il calcolo

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Il cuneo fiscale è un altro argomento caldo di questi giorni, a seguito dell’approvazione della legge di bilancio con tutte le misure che essa contiene. D’altra parte, si tratta di una tematica comunque sempre presente nella gestione fiscale di tutte le aziende, comprese le piccole e medie imprese. Non si tratta quindi di una novità assoluta, come la pace fiscale o la flat tax. Tuttavia, cambiano le condizioni, e questo rende necessario un nuovo calcolo. Vediamo quindi subito tutte le novità.

Cuneo fiscale: le novità della legge di bilancio e il calcolo delle imposte dirette e indirette

Prima di addentrarci nelle novità proposte dal governo gialloverde e accettate e firmate dal presidente Mattarella, conviene fare un po’ di ripasso sull’argomento e su come si calcola il cuneo fiscale.

Il cuneo fiscale

Con questa espressione si intende in gergo economico la somma delle imposte, dirette e indirette, e dei contributi previdenziali che vanno a incidere sul valore del lavoro, determinandone quindi il costo. Si tratta di un calcolo applicabile non solo ai liberi professionisti, che decidono autonomamente il costo delle loro prestazioni, ma anche i lavoratori dipendenti, che ricevono invece un’entrata fissa da parte del datore di lavoro.

Nel caso del dipendente, quindi, il cuneo fiscale è la differenza tra il costo del suo lavoro nei confronti dell’azienda e il suo stipendio finale. La determinazione del cuneo fiscale dipende da moltissimi fattori: fatto sta che, in Italia, si tratta di una differenza molto ampia.

Nonostante nel corso degli anni siano state introdotte diverse misure durante l’avvicendarsi dei diversi governi, la situazione non è migliorata di molto rispetto al 2013, quando il cuneo fiscale aveva un’incidenza di più del 40%, dovuta alla tassazione sul lavoro.

Ovviamente, ogni tipologia di lavoro ha una diversa tassazione, e ciò fa sì che il cuneo fiscale abbia un importo differente.

Come si calcola il cuneo fiscale

Per calcolare correttamente il cuneo fiscale bisogna far riferimento alla tipologia di lavoro che si svolge. Possiamo quindi dividere in tre macro-categorie i lavori, a seconda che si tratti di lavoro dipendente, lavoro autonomo o se si parla invece di un datore di lavoro.

  • Per un lavoratore dipendente, il valore del cuneo fiscale è pari alla somma di Irpef, addizionali comunali e regionali e contributi previdenziali.
  • Per il lavoratore autonomo, invece, il cuneo fiscale è dato da Irpef + addizionali regionali e comunali + contributi previdenziali + IVA.
  • Lo stesso calcolo dei lavoratori autonomi vale anche per i datori di lavoro.

Questo calcolo consente quindi di capire qual è effettivamente il costo del lavoro, costo che ovviamente varia in base al variare delle tassazioni applicate. A oggi, ad esempio, possiamo contare le imposte sul reddito, pari al 17,5%, i contributi a carico del dipendente, che si attestano sul 7,2%, e quelli invece a carico del datore di lavoro, decisamente più onerosi e pari al 24,3%.

cuneo fiscale pesoLe misure intraprese

Abbiamo accennato a come, nel corso degli anni, i governi si siano impegnati ad attuare misure allo scopo di ridurre il cuneo fiscale, con risultati diversi. Non si tratta quindi di una novità da parte del governo Conte, poiché già da diversi anni le leggi regolano la materia.

Nel 2014 il governo Renzi, infatti, ha introdotto l’ormai celeberrimo bonus di 80 euro, che è stato possibile erogare grazie ai tagli compiuti con le riforme economiche e l’aumento di altre tasse.

L’obiettivo era quello di arrivare a una crescita economica da attuare sul medio e lungo periodo rispettando i criteri del 3% del Pil per il debito pubblico. A oggi, tuttavia, i risultati sperati non sono stati raggiunti: il cuneo fiscale non è diminuito in questi 5 anni.

Secondo l’OCSE il valore del peso delle tasse sul lavoro registrato in Italia è oggi pari al 49%, ben più della media che si attesta intorno al 35,9%. Nel corso del 2018, inoltre, le tasse sul lavoro sono aumentate di un +0,8% rispetto all’anno precedente.

Le cose non migliorano se si prendono in considerazione le tasse sullo stipendio, in Italia pari al 32,6% contro la media del 25,5% nei paesi OCSE.

Dal 2006 al 2015, comunque, il cuneo fiscale ha mantenuto un trend di crescita costante.

E oggi?

Il “nuovo” governo non ha mancato di inserire, nella legge di bilancio, anche delle misure riguardanti il cuneo fiscale. Ed è proprio la flat tax, in questo caso, a giocare un ruolo chiave. Le due aliquote (fino a e oltre i 65000 €, come abbiamo spiegato nell’articolo che illustra la flat tax 2019), rivolte ai titolari di partita IVA, dovrebbero riuscire nell’intento della riduzione delle tasse e conseguentemente del cuneo fiscale, unitamente ai nuovi scaglioni Irpef in arrivo dal prossimo anno insieme al mantenimento del bonus Renzi.

Del resto, anche questo era stato uno dei punti su cui il Movimento 5 Stelle aveva fatto pressione durante la campagna elettorale dello scorso anno. Il risultato che si spera di raggiungere è, in definitiva, una busta paga più alta.

Leggi il testo della legge di bilancio

Da cosa è composto il cuneo fiscale?

Banalmente, dalla somma delle imposte dirette e indirette. Ma proviamo a fare un esempio pratico: poniamo il caso di un dipendente che incassa uno stipendio netto di 1000 €. Il datore di lavoro, ossia l’imprenditore, dovrà sborsarne circa 1900 €. Lo stipendio lordo è quindi quasi il doppio di quello netto: il cuneo fiscale è composto da imposte, contributi previdenziali e assicurazioni Inail.

Le conseguenze

Sembra inoltre, secondo le analisi Istat, che il costo del lavoro sia molto più alto al Nord rispetto che nel Mezzogiorno, spaziando in particolare da un cuneo fiscale del 17% del Nord Ovest contro l’11% di Sud e isole. Si registrano inoltre disparità anche tra uomo e donna: anche qui la differenza è di ben 6 punti percentuali.

Va da sé che questa situazione provoca una serie di effetti collaterali. I dipendenti sono infatti gravati da un peso fiscale molto alto, e le imprese, d’altra parte, sono costrette a pagare, a parità di stipendio netto, il 10% in più per ogni lavoratore. Certo a casa la situazione non migliora: i genitori, nonostante tutte le detrazioni, percepiscono un reddito pari all’80% dello stipendio lordo contro l’87% dei nostri vicini europei.

Finora il welfare si era infatti concentrato su altri aspetti, uno su tutti l’assistenza pensionistica, senza considerare che un paese che sfavorisce coloro con il più alto potere d’acquisto inevitabilmente comporta la perdita di potere d’acquisto dell’intera nazione.

Calcolare il cuneo fiscale è necessario per valutare le incidenze di costo nette e lorde ed applicare un corretto controllo di gestione.

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