Il controllo conti correnti è legittimo?

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L’azione del controllo conti correnti è una misura attuata dall’Agenzia delle Entrate al fine di rilevare episodi di irregolarità. Ma come funziona esattamente e quali sono i soggetti coinvolti? Esistono delle categorie “immuni”? Fino a che punto l’Agenzia delle Entrate si può spingere senza violare la nostra privacy?

La scorsa settimana abbiamo visto come i contribuenti vengano valutati in base agli indici di affidabilità.

Oggi voglio parlarvi proprio di questo: i controlli sui conti correnti e come affrontare al meglio un momento così delicato. Partiamo subito!

Il controllo conti correnti è legittimo? Quali sono le conseguenze sulla tua vita privata e professionale

Rispondiamo subito alla domanda principale: sì, il controllo conti correnti è previsto dalla legge, per cui è decisamente legittimo. Non si tratta, infatti, di un’ingerenza dello Stato nei nostri affari privati, ma di una misura che ha lo scopo principale di combattere l’evasione fiscale.

Ovviamente, lo Stato opera sempre in maniera da non ledere quelle che sono le libertà fondamentali del cittadino. A questo proposito, la legge di riferimento è quella del Decreto del Presidente della Repubblica n. 605 del 1973.

In passato esisteva il cosiddetto “Segreto bancario”. La legge si è mossa per ridurre e alla fine eliminare del tutto questo segreto, proprio per contrastare l’eventuale evasione fiscale.

Tra l’altro, una recentissima sentenza della Cassazione ha anche stabilito che non sono necessarie particolari motivazioni per procedere ai controlli. Inoltre, la mancanza dell’autorizzazione da parte del funzionario preposto (in genere il direttore centrale dell’Agenzia delle Entrate) non inficia la validità del controllo.

Per cui, conviene mettersi l’anima in pace, e conoscere al meglio il sistema per permettere la corretta riuscita dei controlli conti correnti bancari.

Come nasce il sistema

Questa modalità di verifica trova origine nell’introduzione di alcuni strumenti quali il redditometro e il risparmiometro. Grazie al redditometro, l’Agenzia delle Entrate ha potuto effettuare il controllo conti correnti a partire dal 23 ottobre 2013, con la verifica e l’incrocio dei dati del 2011.

Nel corso degli anni il sistema ha subito diverse modifiche e migliorie, allo scopo di rendere l’intero processo più snello.

I soggetti coinvolti e i limiti fissati

A essere soggetti al controllo conti correnti non sono solo imprese e liberi professionisti, ma anche i comuni cittadini. Sono infatti versamenti di particolare entità a far scattare i controlli.

A quanto ammonta, quindi, la somma che viene ritenuta un’anomalia?

Ovviamente dipende dal reddito della persona in esame e dalla situazione lavorativa e familiare, ma esistono alcuni tetti massimi fissi:

  • Un trasferimento di denaro (indipendentemente dal mezzo scelto) superiore a 3000 €
  • Prelievi di 1000 € al giorno o 5000 € al mese per gli imprenditori.

Ovviamente, l’Agenzia delle Entrate avrà la premura di verificare che eventuali trasferimenti in serie di entità minore non siano soltanto un mezzo per mascherare l’infrazione. Inoltre, per importi superiori a 1000 € sarà necessario inserire il nome o la ragione sociale del beneficiario del pagamento, oltre alla clausola di non trasferibilità.

limite prelievo per controllo conti correnti

Come funziona

Il ragionamento di fondo è molto semplice. Si basa, in sostanza, sull’invio da parte di ogni operatore coinvolto dei dati relativi alle operazioni effettuate da quel conto e da quell’intestatario. L’Agenzia delle Entrate raccoglie tutte le informazioni pervenute in un database dell’Anagrafe tributaria e le incrocia con quelle che sono già in suo possesso.

In questo modo le incongruenze tra quanto dichiarato e quanto speso balzano facilmente all’occhio. Il passo successivo è l’iscrizione dei titolari di questi conti in una sorta di blacklist. Questa lista include tutti i “sospetti” che saranno sottoposti a controlli più approfonditi, tra cui il contraddittorio redditometro.

Quali sono i dati presi in esame

L’utilizzo dei moderni sistemi di pagamento, come è ben noto, lascia una traccia. A differenza dei contanti, che sono “volatili”, con bonifici e pagamenti con carta è possibile avere uno storico di tutte le operazioni effettuate.

Le varie banche, la posta, le assicurazioni e tutti gli operatori coinvolti devono quindi comunicare all’AGE tutte le informazioni in loro possesso. Rientrano quindi conti correnti, carte di credito e debito, certificati di deposito, gestioni patrimoniale e molto altro.

Dal canto suo, l’Agenzia delle Entrate è in possesso di dichiarazioni di redditi, moduli ISEE, cartelle esattoriali, pagamenti IMU…

Da questo controllo incrociato risulta quindi un profilo molto chiaro dell’utente e del suo comportamento.

L’elenco esaustivo dei movimenti oggetto di controllo è davvero molto lungo, per cui ne indicheremo soltanto alcuni a titolo esemplificativo:

  • Cambiali
  • Bonifici in entrata e in uscita
  • Cassette di sicurezza
  • Assegni circolari
  • Cifre versate e ricevute con carte di debito e ricaricabili
  • Acquisti tramite bancomat
  • Apertura nuovi conti correnti
  • Vendite di immobili.

In pratica, tutta la nostra vita, o almeno quella parte che riguarda l’acquisto e la vendita di beni e servizi.

Immagina quanto possa essere grande la banca dati dell’Agenzia delle Entrate!

Il sistema di interscambio

Per quanto riguarda il controllo conti correnti non abbiamo ancora parlato del sistema di interscambio. Quest’ultimo èproprio il database dell’Agenzia delle Entrate, utilizzato per raccogliere tutti i dati pervenuti dall’esterno e per combinarli con quelli interni.

Ovviamente si tratta di un applicativo online, in grado di operare autonomamente per l’analisi e l’incrocio dei dati, che evidenzia tutte le situazioni di incongruità. L’”allarme” che fa scattare la sirena del sistema di interscambio è, nello specifico, uno scostamento del 20% tra quanto dichiarato e quanto speso nel periodo di riferimento.

Le sanzioni

il controllo conti correnti per i contribuentiVeniamo alla parte dolorosa. Purtroppo, può capitare di incorrere in sanzioni. Basti pensare al caso in cui si riceva una somma in dono da un parente, magari a conoscenza di difficoltà economiche. Un versamento sul proprio conto corrente di questa somma farebbe scattare immediatamente un controllo, perché non sarebbe giustificato dal normale stipendio o comunque dal reddito derivante da un’attività lavorativa o patrimoniale.

Cosa succede a questo punto?

Abbiamo già parlato della famosa blacklist: in questa lista vengono iscritti tutti i cittadini i cui movimenti registrano lo scostamento superiore al 20%. Tutti gli iscritti passano quindi allo step successivo del controllo, il contraddittorio del redditometro.

Cos’è il contraddittorio? La persona oggetto del controllo deve recarsi all’Agenzia delle Entrate, e effettuare un colloquio con gli incaricati.

In questo colloquio, il contraddittorio, gli viene offerta la possibilità di spiegare l’origine delle incongruenze, presentando la documentazione che possa provare eventuali errori. Ovviamente sta al cittadino trovare le dovute giustificazioni per quelle voci sospette. E se non si presenta, l’Agenzia delle Entrate passerà all’apertura di un’indagine finanziaria.

Cosa fare

Ovviamente oltre a rispettare la legge e dichiarare sempre tutti i redditi percepiti, è molto utile cercare di gestire in modo oculato e controllato tutti i movimenti finanziari.

Pianificare investimenti, controllare le soglie da rispettare e molto altro.

Hai bisogno di altri consigli?

Vito De Giglio

Area Fiscale


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